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mercoledì 15 giugno 2011

Can a Martian marry a Terrestrian?

Are really differences what keeps us together, what prevents us from falling apart? Or are they meant to avoid our mutual understanding laying the foundations for an unavoidable separation? I'm not sure of that. I guess all we have to do is follow our feelings, they'll probably drive uS toward what we need, whether that is something more "like us" or not. I believe i couldn't be with someone who's exactly like me. He would tend to escape, to be untrustworthy, unreliable, so offish! I couldn't stand being next to someone like that. I myself tend to run away every single time that something goes wrong.
But still there's something about this guy... I've hardly ever spoken to him, but there's something that intrigues me, i can clearly see something of myself in his eyes... the way he talks, writes and his lifestyle... just like me he's also trying to escape from himself... to get lost, experiment life, understand people. His searching for his bliss in life's pleasures and in what this poor society of ours has to offer. He's a thinker, just like me. I'd want him to disappear from my life. This is just too tempting. It's like i have to see what's between us or why i'm so attracted to him. I hope I'll never find out.
What I'm really doing instead is spending my current time with someone who belongs to a different world, someone who's there 24/7, who believes in family values as well as in cinicism and social issues.
I think at some point there's something that counts more than chemistry: there's life. There's a rational part that has to take over us when we risk screwing up. There's sharing your time with someone who loves you almost more than himself, someone you can rely on when your chemistry is gone, or youth, or when you're going through a hard time.
That chemistry can't provide...
We should stop looking for the best and start looking for what's best for us.

domenica 8 maggio 2011

Sensazione

Ho un mondo che mi trattiene per la mano
e non mi lascia andare...

lunedì 25 aprile 2011

Tic

Il tempo ci inganna. Effimero propagandatore di attimi fuggiti, treni passati, ricordi ancora vividi. Tutto rimane così impresso nell'anima. Le sue lancette ci riportano indietro a quando tutto ancora era diverso: un'ora, un minuto, un anno. Così ci ritroviamo a pensare a routine ripetute, allora uguali, adesso incoerentemente estranee.

"L'ultima volta che sono uscita da lavoro stavo ancora con lui"
"L'ultimo Natale eravamo ancora tutti uniti"


A chi non è capitato?
Non è il mio caso; niente uscite da lavoro, niente Natali trascorsi insieme, ma il concetto è chiaro.
Succede a volte di riflettere su come tutto possa cambiare ed a come quel tutto si leghi inevitabilmente ad un qualcosa di stoicamente statico: il tempo.

Ore 17.00: avevo ancora una speranza.
Ore 18.00: tutto finito.

E così via.
Quando quella lancetta segnava il pieno non sapevo che saresti tornato.

Il tempo, quando non percepito, ci da' la vana illusione che tutto sia nato per durare.
Quando percepiamo il suo passaggio capiamo invece che tutto può cambiare e nel modo più inaspettato; le nostre certezze svaniscono, altre si costruiscono, le routine scompaiono, la vita si evolve.
La verità è che noi cambiamo, come è vero che in fondo rimaniamo sempre gli stessi, ed il tempo non è che un mero ed ingannevole scanditore di momenti passati, di foglie sovrapposte in questa tempesta di vento.
Ma ogni tanto l'occhio cade su quella lancetta ed il pensiero ritorna, la malinconia sale.

Vivere fuori dal tempo, fuggire il lusinghiero inganno dei ricordi, capire che la vita è troppo imprevedibile per poter fare programmi...
per contraddizione anche tutto ciò richiede tempo e talvolta rimane un sogno...

Tac

venerdì 22 aprile 2011

Viaggio

E vago, vago nel deserto, ma con polso più fermo. Alla monotonia ci si abitua sempre. Semplice, lineare, chiara. Si va avanti. A volte per inerzia, a volte con cognizione del viaggio, come se da qualche parte ci fosse una meta.
Follia o speranza? Come in una strada a senso unico la seconda conduce alla prima, ma la prima blocca la via verso la seconda. Perché in ogni speranza c'è un po' di follia, ma quando giungi alla follia è difficile poter arrivare alla speranza. Come nella vita, anche questa appartiene alle strade da imboccare nel giusto senso.
Spesso sperare ci fa iniziare il viaggio, ma bisogna esser folli per proseguirlo quando al nostro cospetto si estende solo l'abituale e sconcludente orizzonte, quasi fine a sé stesso. Ma cosa giustifica realmente il viaggio? La meta? E cosa giustifica la meta? Forse il viaggio?
Che gioia provano coloro che ad ogni passo si voltano a domandarsene il senso? E come soffre chi sente il bisogno di giustificare le proprie azioni?

La vita è così lunatica ed incostante; dove finiremmo se alla fine dei nostri passi ci voltassimo a chiederci "a cosa è servito?".
"Niente" sarebbe la risposta esatta. Forse non è il fine a giustificare i mezzi, ma i mezzi a giustificare il fine stesso. Muovere ogni passo nella direzione desiderata, pregustarsi l'arrivo ed allo stesso tempo godersi il panorama, sperimentare ogni sentiero di montagna, viottolo di campagna, sterrato di periferia, duna del deserto...

"ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare"

domenica 10 aprile 2011

Penso

E se l'acqua restasse acqua ed il cielo rimanesse cielo... cosa cambierebbe a me su questa terra?

E se anche non potessi grattar via le stelle dalla notte, scucire le trame delle montagne o perdermi nella vertigine dei fiumi... chi mi toglierebbe quel che sono?

Tra la spavalderia del ciliegio che fiorisce ad ogni stagione con la noncurante puntulità del tempo, acre e magnanimo sollevatore di pene, e l'indifferenza del volo degli uccelli  in schiere geometriche e regolari...  chi mai cambierebbe le carte in tavola?

Persa in questo giardino di pruni e fiori di seta, penso.
Penso che in questa disarmonica asincronia niente debba cambiare affinché l'uomo realizzi sé stesso.

The way

Mi soffermo e mi domando se essa sia più una strada od il modo di percorrerla...
Interrogativo ancora senza risposta.

Living

Continuare a scrutare l'orizzonte, guardare oltre un film già visto, persistere a leggere pagine di un libro cercando di vederne il significato recondito.
Ci stiamo perdendo qualcosa?

E quando le strade cambiano e le persone passano...
Le strade rimangono strade, le persone pur sempre persone:
Il senso va ricercato a fondo

ed io non riesco a smettere di leggere...

sabato 2 aprile 2011

Incontro


Tante volte mi chiedo: e se mi incontrassi? Come sarei? Mi riconoscerei in quella estranea figura dinanzi a me o lascerei scivolar via quell'incontro tra mille altri volti quotidiani di passanti?
Esiste un modo per riconoscersi? Riconoscersi in altre persone, riconoscersi in noi stessi. La prima cosa che deve essere indispensabile affinche' ciò accada è avere piena coscienza del nostro essere, puro, intonso e terso da macchie di passato o riflessi condizionati che ci offuscano la mente deviando parte della nostra vera identità, distogliendola, attorcigliandola, portandola lontano dalla sua essenza. Malgrado questa sia il passaggio più difficile, una volta conquistata questa ardua tappa, come sarei in grado di riconoscermi?
Mi piacerei? O sarei solo un'altra sbeffeggiante e vacua figura che parla per poter rilasciare spore di sé nell'aria circostante?
Basterebbe guardarmi? Non credo.
Eppure gli occhi dicono molto, tristi ed allo stesso tempo ancora aperti sul mondo, coscienti di quel che è stato, vagamente veggenti su quel che sarà, sempre in potenziale errore, come forse nel giusto.
Mi incontrerei su un autobus, nel mezzo ad una strada trafficata, in una biblioteca o chissà dove altro ancora.
Supponiamo di essere su un treno. Destinazione: lontano.
So perche' sono lì, per lo stesso motivo per cui Lei c'è. Vogliamo andarcene, scappare, essere intere ed intangibili lontano da tutto, sole con la nostra presenza a farci compagnia, i nostri pensieri, le nostre ambizioni e la nostra filosofia di vita così arcana, folle e misteriosa: fluttuante. Fluttuerebbe tra i sensi della gente, tra lo scopo di ogni persona, i destini della folla, troppo comune, troppo ordinaria, esageratamente sentimentale. Così prenderemmo un po' da ciascuno, senza mai permettere a nessuno di relegarci in un contenitore etichettato destinato ad impolverirsi, ad essere dimenticato poiché non esistendo già la sua natura è quella di non essere pensato e ciò che non viene pensato difficilmente può essere dimenticato. 
Prenderei un sedile vicino a lei; non troppo vicino, non troppo distante: è sempre bene non isolarsi del tutto dal resto del mondo: vicino per non dimenticarsi che si vive, lontano per poter vivere. La osserverei tra il velluto blu dei sedili rinnovati ed un prato verde stanco che le fa da sfondo a quel crine di capelli che invadono l'ampio finestrino, quasi per respirare l'aria esterna, pensando che possa essere più fresca, più pulita, come la salvezza.
Continua